
Quando si libera il Paese dal pericolo bolscevico si pone opera di immani proporzioni e qualche bolscevico (lo si sa che il comunista è infido) sempre riesce a scappare alla sacra crociata e, magari, anche a rifugiarsi tra le fila dei buoni, rectius, nel campo dell'Amore (fatti salvi coloro che vengono fulminati sulla via di Arcore, complice l'ultima cascella di provincia).
Tuttavia l'homo novus quater rilavatus, checché si spacci come grande fustigatore del bolscevico (salvo tenere ottimi rapporti con l'ultimo capo del KGB dei bei tempi sovietici), pare che coi comunisti (che poi Veltroni l'ha sempre giurato sulla testa di D'alema di non essere mai stato comunista) non solo ci faccia ottimi affari tutt'ora (pare che sia sua l'azienda che fornisca il cachemire alla famiglia Bertinotti), ma che li abbia fatti in tempi non sospetti.
La storia è ben nota ai meglio informati, e ci può permettere di fare luce su quel che era realmente il Partito Comunista Italiano e di che pasta fossero fatti quei suoi dirigenti che oggi si trovano a guidare "l'opposizione" (quando non addirittura la stessa repubblica...almeno hoc est in constitutione").
Il tutto nasce a metà degli anni 80, quando alcune "teste gloriose" dell'area migliorista del PCI (quella per intenderci che faceva affari nelle coop rosse e non solo...per informazioni rivolgersi al compagno G. e ai compagni socialisti) crea una pubblicazione, "il moderno", che ha il pregio di essere stata una delle pubblicazioni comuniste ad aver raggiunto il maggior grado di "clandestinità" nel paese, facendo meglio dell'Unità sotto il fascismo: è ancora aperto il dibattito se gli stessi editorialisti leggessero la rivista su cui scrivevano...così come oggi ci si chiede chi legga "il riformista" (a parte D'alema e Polito, si intende). Delle due maggiori firme e responsabili di cotanto monumento giornalistico citiamone due a caso: Giorgio Napolitano (si, proprio lui, la penna più veloce del Quirinale) ed Emanuele Macaluso (un altro dei tre lettori del riformista...giusto perché ci scrive sopra).
Questo emblema della libertà di stampa, stranamente, stentava a vendere qualche copia, e se se ne volesse cercare una qualche copia al di fuori della biblioteca storica del Senato ben difficilmente se ne troverebbe traccia. Poche vendite e alti costi avrebbero sconsigliato di continuare l'impresa ai nostri cavalieri senza macchia e senza paura, se ad un tratto l'uomo della Provvidenza, il Cavaliere con qualche macchia e senza vergogna, non avesse bussato portando in dono oro, oro e oro (l'incenso se lo tiene per le processioni in cui si fa proclamare divus, mentre la mirra non sa cosa minchia sia). E fu così che, a partire dal 1986 sul moderno troviamo intere paginate di pubblicità delle aziende del portatore nano di democrazia e libertà (da Finivest, alla Standa, per arrivare anche al Milan).
Ecco alcune fasi del connubio:
sul numero di febbraio del 1986 leggiamo:
"la rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità produttive”
A partire da gennaio 1987 inizia la pubblicazione di un'intera pagina pubblicitaria di Fininvest sul moderno, pubblicità pagata decine di milioni di lire a numero, per un giornale che vendeva meno di 1000 copie e che continuerà fino a che il moderno uscirà (si fa per dire) nelle edicole.
Tuttavia l'homo novus quater rilavatus, checché si spacci come grande fustigatore del bolscevico (salvo tenere ottimi rapporti con l'ultimo capo del KGB dei bei tempi sovietici), pare che coi comunisti (che poi Veltroni l'ha sempre giurato sulla testa di D'alema di non essere mai stato comunista) non solo ci faccia ottimi affari tutt'ora (pare che sia sua l'azienda che fornisca il cachemire alla famiglia Bertinotti), ma che li abbia fatti in tempi non sospetti.
La storia è ben nota ai meglio informati, e ci può permettere di fare luce su quel che era realmente il Partito Comunista Italiano e di che pasta fossero fatti quei suoi dirigenti che oggi si trovano a guidare "l'opposizione" (quando non addirittura la stessa repubblica...almeno hoc est in constitutione").
Il tutto nasce a metà degli anni 80, quando alcune "teste gloriose" dell'area migliorista del PCI (quella per intenderci che faceva affari nelle coop rosse e non solo...per informazioni rivolgersi al compagno G. e ai compagni socialisti) crea una pubblicazione, "il moderno", che ha il pregio di essere stata una delle pubblicazioni comuniste ad aver raggiunto il maggior grado di "clandestinità" nel paese, facendo meglio dell'Unità sotto il fascismo: è ancora aperto il dibattito se gli stessi editorialisti leggessero la rivista su cui scrivevano...così come oggi ci si chiede chi legga "il riformista" (a parte D'alema e Polito, si intende). Delle due maggiori firme e responsabili di cotanto monumento giornalistico citiamone due a caso: Giorgio Napolitano (si, proprio lui, la penna più veloce del Quirinale) ed Emanuele Macaluso (un altro dei tre lettori del riformista...giusto perché ci scrive sopra).
Questo emblema della libertà di stampa, stranamente, stentava a vendere qualche copia, e se se ne volesse cercare una qualche copia al di fuori della biblioteca storica del Senato ben difficilmente se ne troverebbe traccia. Poche vendite e alti costi avrebbero sconsigliato di continuare l'impresa ai nostri cavalieri senza macchia e senza paura, se ad un tratto l'uomo della Provvidenza, il Cavaliere con qualche macchia e senza vergogna, non avesse bussato portando in dono oro, oro e oro (l'incenso se lo tiene per le processioni in cui si fa proclamare divus, mentre la mirra non sa cosa minchia sia). E fu così che, a partire dal 1986 sul moderno troviamo intere paginate di pubblicità delle aziende del portatore nano di democrazia e libertà (da Finivest, alla Standa, per arrivare anche al Milan).
Ecco alcune fasi del connubio:
sul numero di febbraio del 1986 leggiamo:
"la rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità produttive”
A partire da gennaio 1987 inizia la pubblicazione di un'intera pagina pubblicitaria di Fininvest sul moderno, pubblicità pagata decine di milioni di lire a numero, per un giornale che vendeva meno di 1000 copie e che continuerà fino a che il moderno uscirà (si fa per dire) nelle edicole.
A marzo del 1989 esce un numero su "giocare a calcio nel Milan" con annesso panegerico sull'imprenditore che ha trasformato una "squadretta" decotta in un miracolo del calcio mondiale, e così via discorrendo (per chi voglia approfondire la questione rimandiamo al saggio, pubblicato nel 2008, e stranamente poco pubblicizzato, Il Baratto, Il PCI e le televisioni: le intese e gli scambi tra il comunista Veltroni e l'affarista Berlusconi negli anni Ottanta, di Michele de Lucia, Kaos Edizioni).
Nel 1987, da ultimo, si tenne a Roma un importante convegno del PCI sul futuro della televisione italiana dove, accanto ai dioscuri della sinistra italiana, terzo relatore è nientepopodimeno che Silvio, il quale invece di pronunciare aspre filippiche contro i bolscevichi italici (che forse non ultimo ruolo ebbero per l'assicurazione all'imprenditore Berlusconi del primo appalto pubblicitario dato ad un privato occidentale sulla televisione della morente URSS) pronunciò un discorso di elogio per il percorso modernizzatore che aveva svolto il PCI sullo sviluppo della comunicazione in Italia.
Il resto è storia recente e l'abbiamo vissuta sulla nostra pelle dal '94 ad ora.
p.s. piccolo elenco di miglioristi, così, tanto per gradire:
Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Massimo D'alema (non s'è mai definito tale, ma le sue amicizie sono sempre state lì...per non parlare di certe sue iniziative editoriali, chiedere a Polito el drito), Piero Fassino, Primo Greganti (quando i compagni comunisti facevano a gara con quelli socialisti) Enrico Morando e da ultimo proprio Sandro Bondi (che ha aderito a FI, non solo, ma in buona compagnia, con massimo Ferlini e Lodovico Festa)
Continuate a pensare che in Italia ci sia mai realmente stato un partito Comunista degno di tale nome?O pensate forse che ci possa essere una qualche forma di opposizione?
Nel 1987, da ultimo, si tenne a Roma un importante convegno del PCI sul futuro della televisione italiana dove, accanto ai dioscuri della sinistra italiana, terzo relatore è nientepopodimeno che Silvio, il quale invece di pronunciare aspre filippiche contro i bolscevichi italici (che forse non ultimo ruolo ebbero per l'assicurazione all'imprenditore Berlusconi del primo appalto pubblicitario dato ad un privato occidentale sulla televisione della morente URSS) pronunciò un discorso di elogio per il percorso modernizzatore che aveva svolto il PCI sullo sviluppo della comunicazione in Italia.
Il resto è storia recente e l'abbiamo vissuta sulla nostra pelle dal '94 ad ora.
p.s. piccolo elenco di miglioristi, così, tanto per gradire:
Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Massimo D'alema (non s'è mai definito tale, ma le sue amicizie sono sempre state lì...per non parlare di certe sue iniziative editoriali, chiedere a Polito el drito), Piero Fassino, Primo Greganti (quando i compagni comunisti facevano a gara con quelli socialisti) Enrico Morando e da ultimo proprio Sandro Bondi (che ha aderito a FI, non solo, ma in buona compagnia, con massimo Ferlini e Lodovico Festa)
Continuate a pensare che in Italia ci sia mai realmente stato un partito Comunista degno di tale nome?O pensate forse che ci possa essere una qualche forma di opposizione?

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vabbè se proprio tieni qualcosa da scrivere, che sia almeno intelligente...se ti chiami Maurizio G, detto ministro, gira alla larga